Nel confronto con l’Europa, i maggiori divari nelle prospettive occupazionali dei giovani in Italia non più in formazione si registrano tra coloro che possiedono un titolo di studio medio o alto: il tasso di occupazione tra i 20-34enni è di 1,3 punti inferiore a quello europeo per chi possiede al più un titolo secondario inferiore, differenza che sale a 9 punti tra i titoli secondari superiori e a 5,9 punti tra chi ha un titolo terziario. Lo rileva Istat, secondo cui il gap con l’Europa, tuttavia, si riduce all’aumentare del tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio. Tra i diplomati, il divario a sfavore dell’Italia nel tasso di occupazione passa dai 16,8 punti tra coloro che hanno conseguito il titolo da non più di tre anni (59,3% e 76,1% i rispettivi tassi) a 7,9 punti tra chi lo ha conseguito da oltre tre anni (73,0% e 80,9% i tassi); tra i laureati, il divario passa da 10,6 punti (74,2% e 84,9% i rispettivi tassi) a 2,4 punti (87,4% e 89,8% i tassi). Anche il divario Italia-Ue27 nei tassi di disoccupazione tende a ridursi all’aumentare del tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio, arrivando ad annullarsi tra i laureati da oltre 3 anni. I dati sembrano dunque evidenziare come in Italia la transizione dalla scuola/università al mercato del lavoro sia più lenta rispetto a quanto si registra nella media europea.
Gli Italiani sono lenti?
Italiani lenti tra scuola, università a occupazione , lo dice Istat.

