L’incidenza dell’economia non osservata? La rileva l’Istat
Nel 2022 l’economia non osservata definita dalla somma della componente sommersa e di quella illegale avrebbe rappresentato in Italia l’11,2% del valore aggiunto complessivo. Lo rende noto Istat.
Si confermano come componenti più rilevanti il valore aggiunto occultato attraverso sotto-dichiarazione dei risultati economici delle imprese (5,6%) e l’impiego di lavoro irregolare (3,9%), mentre l’economia illegale, le mance e il valore dei fitti in nero hanno inciso nel complesso per l’1,8%.
Secondo i dati Istat, l’economia non osservata ha un peso molto alto nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 16,5% del valore aggiunto, e a seguire nel Centro (11,6%). Sensibilmente più contenuta, e inferiore alla media nazionale, è l’incidenza nel Nord-est (9,3%) e nel Nord-ovest (8,8%).
Nelle ripartizioni territoriali si conferma una diversa rilevanza delle tre componenti dell’economia non osservata, già rilevata a livello nazionale. Prevale ovunque l’incidenza della rivalutazione da sotto-dichiarazione; questa raggiunge il livello più alto nel Mezzogiorno (7,7% del valore aggiunto), mentre è più contenuta nel Nord-ovest (4,6%).
Anche la quota di valore aggiunto generato da impiego di lavoro irregolare è particolarmente elevata nel Mezzogiorno (6,2%). La sua incidenza è in linea con la media nazionale nel Centro (3,9%), mentre è inferiore di circa 1 punto percentuale nelle altre due ripartizioni (3,0% e 2,9%, rispettivamente nel Nord-est e nel Nord-ovest).
A livello regionale, il peso dell’economia non osservata è massimo in Calabria, pari al 19,1% del valore aggiunto complessivo, e minimo nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (7,7%). Puglia (8,5%), Calabria e Sardegna (7,7% per entrambe) presentano la quota più alta di rivalutazione del valore aggiunto sotto-dichiarato; l’incidenza più bassa si registra nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (3,1%) e, a seguire, nella Provincia autonoma di Trento (3,7%) e in Lombardia (4,1%).
Il peso del sommerso dovuto all’impiego di input di lavoro irregolare e’ particolarmente elevato in Calabria (7,9% del valore aggiunto), Campania (6,8%) e Puglia (6,2%); le quote minori sono stimate in Lombardia (2,7%), Provincia autonoma di Bolzano/Bozen e Veneto (2,8% in entrambe) e Friuli-Venezia Giulia (3%).
Infine, l’economia illegale e le altre componenti dell’economia non osservata presentano un’incidenza sul valore aggiunto che oscilla tra l’1,2% della Lombardia e il 3,5% della Calabria.

