La crisi demografica “rappresenta una sfida strutturale per il Paese, con potenziali effetti rilevanti sul sistema economico, sul welfare e sul tessuto produttivo”. Lo ha sottolineato Marco Elio Rottigni, direttore generale dell’Abi, nel corso dell’audizione di questa settimana in Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto.
Secondo il dg dell’Abi, specifici “segmenti della popolazione e del sistema produttivo” richiedono “misure dedicate e possono contribuire in modo significativo alla crescita economica”, come ad esempio i nuovi nati, e la popolazione piu’ anziana, cosiddetti silver ages, e i nuovi imprenditori.
“Politiche demografiche efficaci – ha osservato Rottigni – richiedono quindi un approccio integrato, che affianchi alle ‘leve’ della forza lavoro e del capitale umano anche misure rivolte alle famiglie, agli anziani e al tessuto produttivo, dove il ricambio generazionale e’ sempre piu’ importante”.
Il settore bancario, ha concluso, “è parte attiva di questo percorso e contribuisce, nel proprio ambito, a sostenere l’adattamento dell’economia e della società italiana alla nuova realtà demografica, in linea con le buone pratiche gia’ in essere”.
“L’invecchiamento eserciterebbe oppressioni sul sistema di welfare. Se oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 48,6 persone tra giovani e anziani, nel 2050 dovrebbero sostenerne 71,9. Tali evoluzioni avranno implicazioni anche sul sistema pensionistico. Nel 2024 la spesa pensionistica ha raggiunto 337 miliardi di euro. Secondo proiezioni della Ragioneria dello Stato, tale spesa salirebbe a un picco poco superiore al 17% del Pil nel 2040. Aumenterebbero i rischi di pensioni non adeguate.”
Lo ha detto Marco Elio Rottigni, direttore generale di ABI (Associazione Bancaria Italiana) in audizione in commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica.

