Inverno di Demografia, come va in Italia?

L’Italia si trova ad affrontare una crisi demografica particolarmente acuta. Negli ultimi dieci anni la popolazione ha avuto una perdita netta di 1,4 milioni di residenti pari a una contrazione del 3,%. Nel 2024 le nascite sono state in calo del 2,6% rispetto al 2023. I dati provvisori dei primi sette mesi del 2025 indicano un ulteriore flessione, circa 13mila nascite in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il numero medio di figli per donna ha toccato il minimo nel 2024 e secondo le stime provvisorie potrebbe scendere ancora nel 2025. A compensare parzialmente questo declino demografico interviene l’immigrazione.

Nel 2024 il paese ha registrato un saldo migratorio positivo, con un flusso che è riuscito a contenere almeno parzialmente gli effetti della diminuzione naturale della popolazione anche se non sufficiente a invertire il trend. Immigrati svolgono spesso un ruolo centrale anche per il tessuto economico italiano. Nel 2024 i lavoratori stranieri costituivano il 10,5% della forza lavoro nazionale. In un paese che invecchia e perde forza lavoro la capacità di attrarre e integrare lavoratori stranieri diventa una leva fondamentale

Così Bernardo Mattarella, amministratore delegato di Invitalia in audizione in commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica.

In Italia, la “perdita di capitale umano si manifesta in diverse forme: giovani neet, fuga di cervelli, migrazioni interne ed esterne. Nel 2024 il 15,2% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni era classificato come neet, che non studia, non lavora, non segue percorsi formativi collocando l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Romania. Si tratta di una condizione che non solo limita le prospettive individuali dei giovani ma che incide profondamente sulla capacità del paese di rinnovarsi e competere. La presenza così elevata di neet è il sintomo di un sistema che fatica a offrire opportunità concrete di crescita e inserimento e che rischia di compromettere il futuro dell’Italia. Inoltre, negli ultimi anni migliaia di giovani laureati hanno scelto di trasferirsi all’estero attratti da migliori opportunità professionali e condizioni di vita: solo nel 2023 secondo l’Istat oltre 21mila laureati italiani tra 25 e 34 anni hanno lasciato il paese, mentre i rientri si sono fermati a circa 6mila”.

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