3.000 euro innalzamento benefit: a rischio l’esenzione contributiva. Non è uno scherzo, l’esecutivo sembra che ci sia ricascato! Dopo aver tradito la prima volta con l’agevolazione per i buoni benzina 2023 i principi solidi dell’armonizzazione delle basi imponibili fiscali e contributive, ecco che arriva il problema delle coperture per l’innalzamento della soglia dei fringe benefit.
Come ricorderà il lettore, l’art. 40 del decreto legge 48/2023, meglio noto come decreto lavoro, ha introdotto l’innalzamento del limite di concorrenza dei c.d. fringe benefit al reddito a euro 3.000,00, comprendendo in tale limite anche la possibilità che il datore di lavoro rimborsi in esenzione anche le bollette relative alle utenze di luce, gas e servizi idrici. Digerito il fatto che l’agevolazione è applicabile solo per i lavoratori con familiari fiscalmente a carico, più indigesto appare il fatto che, secondo la relazione tecnica che accompagna il provvedimento, le coperture finanziaria stanziate dal Governo siano state calcolate solo sulle minori entrate di Irpef, addizionali regionale e comunale. Questo vuol dire che le erogazioni di benefit o il rimborso delle bollette, fino a 3.000,00 euro, incontreranno l’esenzione fiscale, ma non anche quella contributiva; la conseguenza diretta è rappresentata da un aggravio di costo per le aziende pari ai contributi obbligatori, di circa il 30%, rispetto all’analoga misura dell’anno scorso che non presentava tale cortocircuito.
La problematica è stata rilevata anche dai Centri Studi di Camera e Senato, che congiuntamente hanno redatto il Dossier lavoro, che accompagna i lavori parlamentari di conversione del decreto. Nel documento leggiamo che: “La norma transitoria in oggetto non specifica che l’esenzione aggiuntiva è posta ai sensi del testo unico delle imposte sui redditi. In assenza di tale elemento testuale, dal quale conseguirebbe in modo chiaro (considerata la suddetta norma di rinvio di cui all’articolo 12 della L. n. 159) l’esenzione anche dalla base imponibile della contribuzione previdenziale, si valuti l’opportunità di chiarire se l’esenzione transitoria concerna o meno anche quest’ultima base, tenendo conto, in ogni caso, che la relazione tecnica allegata al disegno di legge di conversione del presente decreto non contempla effetti in termini di minori entrate contributive”
Ci auguriamo che l’Esecutivo possa intervenire rapidamente, magari con un comunicato del Ministero dell’Economia e Finanze, facendo luce sul reale funzionamento meccanismo di esenzione, al fine di permettere alle aziende e lavoratori di poter utilizzare in serenità da subito questa esenzione.
Resta lampante che, nel malaugurato caso in cui venga confermato quanto scritto nella relazione tecnica, e quindi la mancata esenzione contributiva, la misura perderà notevole appeal per i datori di lavoro, per via dell’aumento del costo aziendale.
3.000 euro innalzamento benefit: a rischio l’esenzione contributiva.

