Innalzamento dei benefit solo per i lavoratori con figli: perché?

Innalzamento dei benefit solo per i lavoratori con figli: perché?

L’art. 35 della bozza del decreto lavoro, che come noto entrerà in CdM domani per l’approvazione, porta una delle norme più discusse: l’innalzamento del welfare per i soli lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.

Si legge nella bozza del provvedimento: “Limitatamente al periodo d’imposta 2023, in deroga a quanto previsto dall’articolo 51, comma 3, prima parte del terzo periodo, del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non concorrono a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti con figli a carico nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale entro il limite complessivo di euro 3.000.”

Trattasi sostanzialmente di una riedizione dell’innalzamento della soglia dei benefit a 3.000 euro, già visto nel 2022, ma con un importante restringimento dei beneficiari.

La norma ha quindi la caratteristica di favorire i lavoratori con figli a carico, discriminando di fatto i contribuenti che non ne hanno.  Le motivazioni che portano l’esecutivo a una scelta di questo tipo non sono chiare. L’argomento dei benefit è molto delicato e va trattato con la dovuta cura, per non rischiare uno strappo difficile da ricucire, come quello che costituirebbe l’allontanamento da questi strumenti da parte di datori di lavoro e lavoratori. Immaginiamo la situazione di quel datore di lavoro che voglia, come fatto l’anno scorso, supportare i propri dipendenti con l’erogazione di beni o servizi; ecco, quest’anno si troverà nell’imbarazzo di poter aiutare solo una parte della popolazione aziendale. E gli altri? Tutti quei giovani che per creare una famiglia necessitano oggi più che mai di misure di sostegno, per affrontare le mille difficoltà anche economiche? I single? E che dire dei lavoratori che per qualsiasi motivo non hanno figli? E i lavoratori con figli, ma non fiscalmente a carico? Dimenticati anche i lavoratori con familiari con disabilità.

Tra l’altro è noto, anche al Governo, che in ambito di welfare aziendale i contribuenti con figli godono di maggior supporto; già oggi, infatti, le spese rimborsate per istruzione e formazione dei figli da parte del datore di lavoro sono esenti da tassazione e imposizione contributiva senza limiti, così come il rimborso degli abbonamenti al trasporto pubblico locale, delle spese per ludoteche, per i centri estivi, per i viaggi di istruzioni, e così via.

Dopo i buoni carburante “depotenziati” rispetto all’anno 2022 (ricorderà il lettore che i buoni carburante 2023 sono soggetti a contribuzione, pertanto poco interessanti per i datori di lavoro), anche l’innalzamento del limite dei fringe benefit 2023, appare legato più alle logiche della “coperta corta” che a vere politiche di sostegno o incentivo.

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