Spesa delle famiglie sale con inflazione ma consumi -1,5%
Prezzi alti, si taglia su quantità e qualità del cibo acquistato.
Nel 2023 le famiglie sembrano essersi ormai adattate alle sfide dell’inflazione, in particolare per i beni alimentari: così, aumenta la quota di chi dichiara di aver limitato in quantità e/o qualità, rispetto ad un anno prima, la spesa per cibi (dal 29,5% al 31,5%) e bevande (dal 33,3% al 35%).
E’ quanto emerge da un report dell’Istat diffuso oggi e relativo ai consumi.
Come nel 2022, anche nel 2023 la voce di spesa che le famiglie dichiarano di aver limitato maggiormente è quella per abbigliamento e calzature: tra quante già sostenevano questo esborso un anno prima, la percentuale di chi ha provato a ridurlo è del 48,6%, comunque in lieve diminuzione rispetto al 2022 (era il 50,2%).
I dati registrati dall’Istat
La percentuale più elevata di famiglie che nel 2023 dichiarano di aver provato a diminuire questa spesa si osserva comunque nel Mezzogiorno (58,0%, era il 58,3% nel 2022).
Restano abbastanza stabili, tra chi già spendeva per queste voci, le quote di chi non ha modificato i propri comportamenti di acquisto relativi alle spese per sanità (il 79,1%, era il 78,4% nel 2022) e per beni e servizi per la cura e l`igiene personale (il 63,3%, dal 63,1% del 2022), mentre aumentano le quote di chi non ha modificato l`acquisto di carburanti (70,9%, dal 67,1% del 2022) e di viaggi (55,4%, dal 49,1% del 2022).
Per entrambe le voci, l`aumento è stato più intenso al Nord, dove, nel 2023, la percentuale di chi continua a spendere senza modifiche rispetto ad un anno prima è salita per i viaggi dal 52,2% al 58,9% e per i carburanti dal 71,5% al 76,1%.
Infine, nel 2023 sono al 4,7%, tra le famiglie che già la sostenevano, quelle che dichiarano di aver aumentato, rispetto all`anno precedente, la spesa per visite mediche e accertamenti periodici; al Centro tali famiglie raggiungono il 5,2%.

