La discussione sulla consistenza dei salari comporta l’esigenza di intervenire sul sistema di contrattazione collettiva e mette le condizioni per un ripensamento della struttura del salario in particolare del rapporto tra parte fissa e parte variabile. Per la parte variabile s’intende quella legata ai risultati aziendali che ad oggi non supera il 10% del salario totale”.
Lo scrive Claudio Negro su Italia Oggi. “La contrattazione aziendale”.
“Concretamente basterebbe la sottoscrizione di un accordo nazionale tra organizzazioni sindacali e imprenditoriali che istituisce, come parte integrante di ogni trattamento retributivo in ogni impresa privata, un premio di produttività determinato in relazione all’aumento del Margine Operativo Lordo anno per anno, con formule e quantità stabilite da ogni singolo Ccnl ma modificabili tramite contrattazione aziendale.
Il Margine Operativo Lordo è la differenza tra costi e ricavi prima delle tasse: un dato comune a tutte le imprese e facile da controllare.
Ogni Ccnl determina la percentuale dell’aumento del M.O.L. nell’ultimo anno, che deve essere divisa tra i dipendenti, sempre che aumento vi sia stato. Tale aumento va riparametrato.
tra i lavoratori con le stesse proporzioni utilizzate per individuare la paga base e in quantità tali da crescere nella busta paga rispetto ai minimi tabellari e in generale alla parte fissa della retribuzione. Naturalmente questo richiede un riproporzionamento dei minimi tabellari nei rinnovi dei Ccnl: l’accordo tra le parti nazionali deciderà quanta parte del monte-salari complessivo spostare dallo zoccolo fisso alla parte variabile”.

