“Questione di fondo è la difficoltà che si incontra per cercare di misurare il fenomeno di quanti sono i lavoratori sulle piattaforme. Il passaggio attraverso interviste, sistema oggi prevalente, ha troppe falle”. Ci sono molti lavoratori che non si dichiarano occupati perché ritengono il lavoro su piattaforme un riempitivo temporaneo, cosı̀ come l’intermittenza che caratterizza molte di queste professioni non per mette un rilievo preciso.
Un primo tema riguarda perciò i servizi al lavoro perché, 11 nell’applicazione della Direttiva europea, riescano a creare un sistema di registrazione delle Comunicazioni obbligatorie che segua questi lavoratori.
Altro aspetto di fondo è la difficoltà di definizione dell’attività come autonoma o dipendente.
La definizione di attività ibrida, introdotta dalla Direttiva, permette di provare a definire in modo nuovo la tipologia del contratto di lavoro e le tutele del lavoratore. Ci troviamo in effetti di fronte a una situazione di nuovi lavori e nuovi rapporti di lavoro. Molti di questi lavoratori collaborano simultaneamente con più piattaforme.
Difficile non considerarli lavoratori autonomi. Nello stesso tempo, quando svolgono un incarico, sotto la direzione dell’algoritmo, sono del tutto assimilabili a lavoratori dipendenti. Nella realtà alcune piattaforme usano i contratti di lavoro dipendente part-time, mentre altre, enfatizzando gli aspetti di autonomia dei collaboratori, usano solo rapporti autonomi.
Due spunti di riflessione possono venire dal riprendere le ragioni di uno Statuto dei lavori che aggiorni lo Statuto dei lavoratori dal ripensare il modello dei contratti a progetto. Il tema della tipologia di lavoro porta poi a quello della sindacalizzazione. La solitudine di questi lavoratori è evidente, non vi è luogo di incontro dove fare crescere conoscenze e solidarietà”.
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