Se alle donne si concede più flessibilità e lavoro ibrido, crescono le opportunità di carriera.
È quanto emerge da una ricerca di International Workplace Group (Iwg) fatta in occasione della Giornata Internazionale della Donna.
Secondo i dati, due donne su tre (66%) ritengono che la flessibilità sia cruciale per la crescita professionale e il 77% non accetterebbe un lavoro che non prevede il modello ibrido e quindi quando le aziende danno alle donne accesso a spazi di lavoro professionali più vicini a casa, ne derivano una collaborazione, un networking e performance migliori. Secondo lo studio, condotto su oltre 2.000 donne, i modelli di lavoro ibridi e più flessibili stanno generando livelli più alti di motivazione e fiducia sul lavoro: due terzi (66%) delle donne affermano che il lavoro ibrido ha avuto un impatto positivo sul loro percorso di carriera, una percentuale che sale per le Millennial (79%) e la Gen Z (76%). Insomma, si dpiega, “offrendo alle donne maggiore autonomia su come e dove lavorare, le aziende si assicurano una forza lavoro più motivata e in grado di esprimere appieno il proprio potenziale”.
Quasi otto donne su dieci (77%) tra le intervistate, dichiarano che difficilmente accetterebbero un lavoro che non prevede policy di lavoro ibrido, dimostrando come le aziende che non offrono flessibilità rischino di limitare significativamente il proprio accesso ai talenti migliori. Solo il 7% afferma che l’accesso al lavoro flessibile non avrebbe alcun impatto sull’accettazione di una potenziale offerta di lavoro. Quasi tre quarti (73%) delle donne, inoltre, affermano di essere più propense a rimanere in un’azienda che permette loro di risparmiare tempo negli spostamenti, lavorando vicino a casa.
Con la flessibilità, dunque, i datori di lavoro beneficiano di continuità, esperienza e una partecipazione sostenuta alla forza lavoro. Se da un lato la flessibilità lavorativa sta aprendo nuove porte alla carriera femminile, dall’altro il pendolarismo continua a rappresentare un ostacolo significativo, si aggiunge. Le donne che devono recarsi in un ufficio centrale più volte a settimana, affrontando spostamenti lunghi e costosi, riscontrano ripercussioni negative sulla sfera privata e professionale.
Ipotesi che sono confermate dai dati: per il 68% delle intervistate, il pendolarismo erode il tempo dedicato alla vita personale e al benessere. Il 64% lo indica come un fattore che complica l’equilibrio con le altre responsabilità, mentre per il 67% si traduce in meno tempo trascorso con la famiglia. Il pendolarismo incide anche sul rendimento professionale: il 61% delle donne riscontra un calo di energia e produttività, il 56% fatica a mantenere la motivazione in ufficio e il 41% vede ridotte le proprie prospettive di carriera a lungo termine.

