Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno e’ diventato legge il decreto lavoro del Primo Maggio. E’ la legge 25 giugno 2026, n. 112 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 con le disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale, in vigore dal 28 giugno 2026 (dl lavoro).
Il disegno di legge di conversione è stato approvato in via definitiva dal Senato nella seduta del 24 giugno.
Il testo è quello licenziato dalla Camera dei Deputati (A.C. 2911-A) che aveva introdotto modifiche al dl varato dal Governo.
Le modifiche hanno riguardato diversi ambiti del provvedimento a partire dal salario giusto e dalla precisazione delle componenti del trattamento economico complessivo rilevanti proprio ai fini del salario giusto, nonché le disposizioni in materia di contrattazione collettiva di prossimità.
Tra le misure in materia di occupazione, inclusione lavorativa, contrasto alle forme di sfruttamento e tutela della continuità produttiva e assistenziale.
L’articolo 7 del decreto-legge n. 62 del 2026 disciplina il salario giusto nel settore privato.
La contrattazione collettiva è individuata come strumento per determinare un trattamento economico complessivo adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, in coerenza con l’articolo 36 della Costituzione.
Il nuovo comma 4-bis specifica quali elementi compongono il trattamento economico complessivo da considerare ai fini del salario giusto.
Sono incluse tutte le voci retributive:
- fisse;
- continuative;
- dirette;
- indirette;
- differite.
Rientrano inoltre nel trattamento economico complessivo:
- le mensilità aggiuntive;
- le indennità fisse e continuative;
- le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti;
- eventuali altri istituti o indennità con valore economico, purché definiti dai contratti collettivi.
Sono invece escluse le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori.
La modifica chiarisce quindi la base di riferimento economica per valutare l’adeguatezza del trattamento.
Si ricorda peraltro che l’applicazione del principio di “salario giusto” è condizione di accesso al Bonus donne, al Bonus giovani, al Bonus ZES, all’incentivo alla stabilizzazione di contratti a termine e allo sgravio per la conciliazione vita-lavoro, introdotti dal decreto Lavoro 2026 (articolo 7, decreto legge 30 aprile 2026, n. 62).

