Pur essendo mediamente più istruite, soprattutto nelle fasce più giovani, le donne fanno più fatica a fare carriera, Solo il 21% dei dirigenti, circa uno su cinque, e il 32,4% dei quadri, infatti è donna.
Per le donne è più difficile che l’assunzione sia a tempo indeterminato con il 18% del totale delle assunzioni a fronte del 22,6% di quelle degli uomini. Tra i lavoratori part time le donne sono quasi i due terzi (il 64,4%) e hanno una percentuale di part time involontario di tre volte superiore agli uomini (il 15,6% degli occupati a fronte del 5,1% dei maschi).
“In tutti i settori economici esaminati tranne le estrazioni di minerali da cave e miniere – scrive l’Inps a proposito del settore privato – gli uomini percepiscono redditi medi giornalieri superiori alle donne.
Nello specifico in dieci settori su diciotto esaminati le donne percepiscono più del 20% in meno; nelle attività finanziarie e assicurative le donne percepiscono mediamente il 32,1% in meno, nelle attività professionali scientifiche e tecniche il 35,1% in meno e in quelle immobiliari il 39,9% in meno”. Le retribuzioni medie giornaliere nel settore pubblico soffrono di meno il divario di genere anche se, per servizio sanitario ed università ed enti di ricerca le donne hanno una busta paga media inferiore agli uomini di quasi il 20%.
Per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,9% a fronte del 41,1% di maschi con la percentuale che si capovolge nelle lauree Stem), ma questa superiorità nel percorso di studi “non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro”. Il 29,4% delle occupate è “sovraistruita” rispetto al lavoro che fa a fronte del 25,4% degli uomini e questa percentuale supera il 40% tra i 25 e i 34 anni. In pratica due donne su cinque non hanno trovato un’occupazione in linea con il loro percorso formativo.

