Demografia italiana, il 2024 al “fotofinish” (1)

In Italia si vive di più e si nasce di meno, aumentano i nuovi italiani e gli italiani che vanno all’estero. Lo rileva Istat spiegando che i cambiamenti demografici in atto non sono generalizzati in tutte le aree e regioni. Pubblicato il rapporto "Indicatori demografici Anno 2024".

Istat: demografia, nel 2024 calo progressivo

Il 2024 in Italia ha fatto registrare il nuovo minimo storico della fecondità nel 2024: con 1,18 figli per donna viene superato il minimo di 1,19 del 1995, anno in cui peraltro erano nati 526 mila bambini contro i 370 mila dello scorso anno. Il tasso di natalità si attesta al 6,3 per mille, contro il 6,4 per mille del 2023. Continua a crescere l’età media al parto arrivata a 32,6 anni (+0,1 in decimi di anno sul 2023). Le famiglie sono sempre più ristrette, con una dimensione media che scende in 20 anni da 2,6 componenti agli attuali 2,2.

Per le 58 milioni e 934mila persone che vivono in Italia si allunga, però, l’aspettativa di vita dalla nascita che è arrivata a 83,4 anni, quasi cinque mesi in più rispetto al 2023.

Aumentano i neo-cittadini italiani: sono 217 mila le acquisizioni della cittadinanza italiana concesse a cittadini stranieri residenti in Italia, superato il precedente massimo di 214 mila raggiunto nel 2023.

Al primo gennaio 2025 la popolazione residente di cittadinanza straniera è composta da 5 milioni e 422mila unità, in aumento di 169mila individui (+3,2%) sull’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,2%. Il 58,3% degli stranieri, pari a 3 milioni 159mila individui, risiede al Nord, con un’incidenza sul totale della popolazione residente nel Nord pari all’11,5%. Altrettanto attrattivo per gli stranieri è il Centro, dove risiedono un milione 322mila individui (24,4% del totale) con un’incidenza dell’11,3%. Più contenuta è la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 941mila unità (17,3%), dove rappresentano appena il 4,8% della popolazione residente totale.

Istat: la dinamica demografica, le regioni italiane

n Italia il 2024 evidenzia una dinamica demografica per molti versi in continuità con quella dei recenti anni post-pandemici. Insieme a un calo contenuto della popolazione residente, che peraltro continua a invecchiare, alla conferma di una dinamica naturale fortemente negativa, i cui effetti vengono attenuati da una dinamica migratoria più che positiva, e alla progressiva contrazione della dimensione media delle famiglie, il 2024 aggiunge elementi la cui portata va sottolineata.

Tra questi, il minimo storico di fecondità, la speranza di vita che supera i livelli pre-pandemici, l`aumento degli espatri di cittadini italiani, il nuovo massimo di acquisizioni della cittadinanza italiana a cui si affianca comunque l`importante crescita della popolazione straniera residente.

Al 31 dicembre 2024 la popolazione residente conta 58 milioni 934mila individui (dati provvisori), in calo di 37mila unità rispetto alla stessa data dell`anno precedente. La diminuzione della popolazione prosegue ininterrottamente dal 2014 e il decremento registrato nel 2024 (-0,6 per mille) è in linea con quanto osservato negli anni precedenti (-0,4 per mille del 2023 e -0,6 per mille nel 2022).

Il calo di popolazione, spiega l’Istat, non coinvolge in modo generalizzato tutte le aree del Paese. Mentre nel Nord la popolazione aumenta dell`1,6 per mille, il Centro e il Mezzogiorno registrano variazioni negative rispettivamente pari a -0,6 per mille e a -3,8 per mille.

Nelle Aree interne del Paese si osserva una perdita di popolazione più intensa rispetto ai Centri (-2,4 per mille, contro -0,1 per mille), con un picco negativo per le Aree interne del Mezzogiorno (-4,7 per mille). A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+3,1 per mille), in Emilia-Romagna (+3,1 per mille) e in Lombardia (+2,3 per mille). Le regioni in cui si riscontrano le maggiori perdite sono invece la Basilicata (-6,3 per mille) e la Sardegna (-5,8 per mille).

 Istat: le differenze tra regioni

In Italia il primato della fecondità più elevata spetta al Trentino-Alto Adige, con un numero medio di figli per donna pari a 1,39 nel 2024, comunque in diminuzione rispetto al 2023 (1,43).  Come lo scorso anno seguono Sicilia e Campania. In queste regioni le madri sono mediamente più giovani: l’età media al parto è pari a 31,7 anni in Sicilia e a 32,3 in Trentino-Alto Adige e Campania.

nel 2024, il numero medio di figli per donna è pari a 0,91, stabile rispetto al 2023. Tra le regioni con i valori più bassi di fecondità figurano il Molise (1,04), la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (che sperimenta la flessione maggiore, da 1,17 a 1,05) e la Basilicata (1,09, stabile sul 2023). Basilicata, Sardegna e Molise sono anche le regioni con il calendario riproduttivo più posticipato, dopo il Lazio (33,3 anni): nelle prime due l’età media al parto è pari a 33,2 anni, per il Molise è uguale a 33,1.

Di contro il Molise continua a perdere abitanti. La popolazione residente al primo gennaio 2025 è di circa 288mila abitanti e registra un calo del 4,3 per mille rispetto allo stesso periodo del precedente anno. La percentuale più alta (-6 per mille) in provincia di Isernia che conta complessivamente circa 79 mila residenti, meno marcata quella di Campobasso (-3,7 per mille) e poco più di 209 mila residenti.

Il Molise, inoltre, è tra le regioni con il più basso indice di fecondità. Il numero medio di figli per donna è pari a 1,04 33,1 anni l’età media del parto. Segno negativo anche per quanto riguarda i trasferimenti fuori regione (-3,8 per mille). Nel 2024 la speranza di vita alla nascita è di 80,1 anni per gli uomini, 85 per le donne.

Nel Nord la speranza di vita alla nascita è di 82,1 anni per gli uomini e di 86,0 per le donne; i primi recuperano cinque mesi rispetto all’anno precedente, le donne invece quasi quattro mesi. Il Trentino-Alto Adige si conferma ancora come la regione in Italia con la speranza di vita più alta sia tra gli uomini (82,7) sia tra le donne (86,7).

Nel Centro la speranza di vita alla nascita è 81,8 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne, con un incremento di quasi quattro mesi rispetto al 2023 per entrambi i sessi. In questa ripartizione geografica le Marche sono la regione dove si vive più a lungo, con un valore della speranza di vita alla nascita di 82,2 anni per gli uomini e 86,2 per le donne.

 Nel Mezzogiorno si registrano valori più bassi della speranza di vita alla nascita, 80,3 anni per gli uomini e 84,6 anni per le donne. L’Abruzzo è la regione che consegue guadagni di sopravvivenza maggiori tra gli uomini, oltre 8 mesi in più sul 2023. Significativi, sempre nel Mezzogiorno, sono i guadagni ottenuti tra le donne in Sicilia, Basilicata e Calabria, ben 6 mesi in più. La Campania, nonostante un considerevole recupero, rimane la regione con la speranza di vita più bassa tanto tra gli uomini (79,7) quanto tra le donne (83,8).

Istat: gli italiani espatriano, crescono i residenti stranieri

Istat rileva che insieme a un calo contenuto della popolazione residente, che continua a invecchiare, alla conferma di una dinamica naturale fortemente negativa, attenuata da una dinamica migratoria più che positiva, alla progressiva contrazione della dimensione media delle famiglie, il 2024 aggiunge il minimo storico di fecondità, la speranza di vita che supera i livelli pre-pandemici, l’aumento degli espatri di italiani e l’importante crescita della popolazione straniera residente.

Al 31 dicembre 2024 la popolazione residente conta 58,934 milioni di individui, in calo di 37 mila unita’ su anno: la diminuzione della popolazione prosegue ininterrottamente dal 2014 e il decremento del 2024 (-0,6 per mille) e’ in linea con quanto osservato negli anni precedenti.

Al Nord la popolazione aumenta dell’1,6 per mille, al Centro e Sud si registrano variazioni negative pari a -0,6 per mille e a -3,8 per mille; nelle Aree interne la perdita è più intensa rispetto ai Centri (-2,4 per mille, contro -0,1 per mille).

A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+3,1 per mille), Emilia-Romagna (+3,1 per mille) e Lombardia (+2,3 per mille); le maggiori perdite in Basilicata (-6,3 per mille) e Sardegna (-5,8 per mille).

Dei cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza risultano avere il peso maggiore: albanesi (31 mila acquisizioni), marocchini (27 mila) e rumeni (15 mila). Il 64% delle acquisizioni di cittadinanza si deve a nove collettività; rispetto al 2023 scendono argentini e brasiliani (rispettivamente -11% e -10%), crescono quelle di India +30% e Bangladesh +19%.

Nel 2024 le immigrazioni dall`estero in Italia sono state 435mila, in lieve diminuzione (-1,2%) rispetto al 2023, ma più elevate rispetto ai valori osservati nel decennio 2012-2021 durante il quale non si è mai superata la soglia dei 400mila ingressi annui. La flessione registrata nel 2024 è dovuta alla consistente riduzione dei rimpatri di cittadini italiani, che hanno segnato un calo del 14,3%. Al contrario, le immigrazioni degli stranieri hanno mostrato una lieve crescita (+1,0%), contribuendo a mantenere i flussi complessivi su livelli elevati. Lo rileva l’Istat nel rapporto “Indicatori demografici Anno 2024”, divulgato oggi.

Dai primi dati provvisori si osserva che il Bangladesh è il principale Paese di origine dei flussi di immigrazione straniera (7,8% del totale), seguito dall`Albania (7,1%). Ancora significativo il flusso di stranieri provenienti dall`Ucraina (6,5%), in chiara relazione agli ingressi per motivi umanitari dovuti al conflitto tuttora in corso. I rimpatri dei cittadini italiani, invece, provengono principalmente dalla Germania (15,4%) e dal Regno Unito (11,5%).

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