Designer, esperti informatici, interpreti, insegnanti di pilates e yoga, wedding planner e consulenti finanziari: è formato da questi ed altri profili di lavoratori autonomi il ‘plotone’ dei quasi 550.000 iscritti alla gestione separata dell’Inps, cresciuti a dismisura (del 68%) tra il 2015 e il 2024. E se il numero è salito, i loro redditi (medi), seppure in aumento, sono, comunque, pari a 18.000 euro, tanto da far scattare il ‘campanello d’allarme’ sull’adeguatezza della loro futura pensione.
È Confcommercio professioni ad aver promosso il primo censimento degli esponenti di varie categorie (alcune di recente istituzione) riuniti in associazioni e fuori dal perimetro degli Ordini, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle Istituzioni sulla necessità di intervenire con tutele assistenziali, considerando che, ha detto la presidente Anna Rita Fioroni, il loro tenore di vita “si ridurrà drasticamente” una volta andati in quiescenza.
Difatti, è stato evidenziato in un convegno, a Roma, “le simulazioni previdenziali mostrano uno scenario preoccupante: un professionista che versa alla gestione separata dell’Inps inizia a contribuire a 30 anni e si pensiona a 67”, dunque “perderà oltre la metà del reddito” quando si ritirerà. Il tasso di sostituzione lordo (il rapporto tra la pensione e l’ultimo guadagno) “si aggira attorno al 45-46%, mentre quello netto scende fino al 40% per i redditi medi. E chi entra più tardi nella gestione separata (ad esempio a 35 anni) vede peggiorare ulteriormente gli indicatori, con assegni che non superano il 37-41% dell’ultimo reddito”.
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