Il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie italiane migliorano, ma in proporzione i consumi aumentano di meno e il risparmio tende ad aumentare.
Lo certifica l’Istat: nel primo trimestre di quest’anno il potere d’acquisto degli italiani si conferma su un sentiero di crescita. Cresce però anche il caro vita.
La pressione fiscale, infatti, nei primi tre mesi dell’anno è aumentata di mezzo punto, anche se ad alimentarla sono stati soprattutto i versamenti legati al buon andamento di dividendi e fondi finanziari. Nel primo trimestre la pressione fiscale si è attestata al 37,3% del Pil, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2024.
Il quadro, quindi, delinea un atteggiamento di prudenza dei consumatori, che nel complesso preferiscono tutelarsi di fronte all’incertezza globale e al riaccendersi dell’inflazione. Del resto l’inflazione non è ancora domata e l’aumento dei prezzi continua a farsi sentire, soprattutto sul cosiddetto ‘carrello della spesa’.
È questo il quadro tracciato dai dati economici diffusi dall’Istat che mostrano anche l’influenza del peso del fisco sulla scelta di spesa delle famiglie.
L’istituto di statistica certifica che nel primo trimestre di quest’anno il potere d’acquisto degli italiani si conferma su un sentiero di crescita.
Un percorso che, iniziato nel primo trimestre 2023, era stato interrotto solo durante l’ultimo trimestre del 2024. Nel dettaglio, il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici è aumentato rispetto al trimestre precedente dello 0,9%, scontando un aumento dello 0,9% dei prezzi, ma la spesa per consumi è cresciuta meno del reddito disponibile: +1,2% a fronte di un +1,8% del reddito.
Ed è anche per questa crescita della spesa per consumi finali più contenuta rispetto a quella del reddito che aumenta la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, stimata al 9,3%, 0,6 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente.
Effettivamente la tendenza degli italiani a risparmiare secondo l’Istituto di statistica si colloca su livelli relativamente alti rispetto a quelli medi degli ultimi tre anni. Prova ne è anche che pure il tasso di investimento delle famiglie consumatrici si è attestato all’8,9%, invariato rispetto al trimestre precedente nonostante l’aumento dei livelli di reddito. esempio che con un’inflazione a questi livelli per una famiglia media ci sono ricadute pari a +535,50 euro in più di spesa in un anno, di cui +174,60 euro solo nel settore alimentare. Una delle principali fonti di preoccupazione sembra risiedere nel nodo tasse.
L’Istat ha infatti certificato che nel primo trimestre 2025 la pressione fiscale è stata pari al 37,3%, in aumento di mezzo punto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Gli ultimi dati disponibili del Mef sul periodo gennaio-maggio mostrano tuttavia che a spingere le entrate fiscali sono stati in particolare i versamenti legati al buon andamento dei mercati finanziari che nel periodo hanno prodotto un maggior gettito. Complessivamente c’è stata infatti una crescita del 3,7% del gettito, pari a poco più di 7 miliardi, a fronte però di una contrazione di uno 0,4% dell’Irpef pagata sulle ritenute del lavoro dipendente (-340 milioni di euro). E un incremento deciso, per circa 3,5 miliardi, arriva invece dall’imposta sostitutiva sul valore attivo dei fondi pensione e dai redditi da capitale e sulle plusvalenze.
Fonte: Ansa.

