Dichiarazioni IRPEF: il peso del Fisco sulle spalle di pochi e l’anomalia dei redditi autonomi.
L’ultimo report di Itinerari Previdenziali sui dati finanziari del 2024 mette in luce un forte squilibrio nel sistema fiscale italiano, dove la maggior parte del carico IRPEF è sostenuta da una ristretta minoranza di cittadini. Meno del 20% dei contribuenti (principalmente lavoratori dipendenti e pensionati con redditi superiori ai 35 mila euro lordi) versa quasi i due terzi dell’imposta complessiva, sostenendo l’intero sistema di servizi e welfare da cui beneficia anche chi paga pochissimo o nulla. All’estremo opposto, il 70% dei dichiaranti versa soltanto il 20% dell’IRPEF globale.
Dall’analisi emergono anche forti incongruenze nei guadagni medi denunciati da molte categorie di lavoratori autonomi e imprenditori:
- Attività commerciali e servizi: Gestori di discoteche (11.700 euro), estetiste (16.500 euro), parrucchieri, macellai e perfino balneari o gioiellieri dichiarano guadagni medi annui estremamente bassi, spesso inferiori a uno stipendio di partenza nel settore pubblico.
- Liberi professionisti: Si va dai picchi più alti di notai (oltre 164 mila euro) e farmacisti (112 mila euro), a valori decisamente più contenuti per avvocati (51 mila euro) e psicologi (26 mila euro).
Gli esperti evidenziano come questa disparità sia alimentata dall’evasione fiscale — facilitata dall’uso del contante e dalla sottofatturazione —, ma anche da scelte legislative come la flat tax e la frammentazione delle aliquote, che hanno progressivamente ridotto la progressività dell’imposta penalizzando i redditi medio-bassi e quelli da lavoro dipendente.

